Best Sniper 2025 – Edizione Autunnale

Anche quest’anno l’UNUCI, con la squadra composta dal Ten. Mario Pesi e Cpl. Magg. cs Stefano Borghi, ha partecipato, dal 23 al 26 ottobre a La Lecherette, nel cuore delle Alpi Vodesi, alla Best Sniper2025 (edizione autunnale), organizzata dall’ASSU (Associazione Svizzera dei Sottufficiali), classificandosi al 5° posto assoluto ed al 1° tra le squadre straniere.

La competizione, per 48 di attività all’aperto in autonomia, è divisa in una fase tecnica, con diverse prove da superare ed una fase tattica con una missione da compiere. Il tutto dovendo effettuare i trasferimenti da un luogo all’altro a piedi, con tutto l’equipaggiamento e con gli OpFor che li cacciavano nella fase tattica.

23 Ottobre

Da La Lecherette i camion dell’Esercito Svizzero li portano a Col Pierre de Moellé, quota 1660m dove c’è un edificio dell’Esercito Svizzero e dove gli consegnano:

  • Fucile FASS 90 con Ottica 4x, che viene azzerato subito in poligono;
  • Binocolo;
  • Bussola;
  • Radiotrasmittente con geolocalizzatore (per chiedere aiuto in caso di infortunio e verificare  che la squadra non esca dal circuito prestabilito);
  • Batterie di ricambio;
  • Turniquet;
  • Benda per medicazioni;
  • Cartine della zona di operazioni.

Alle 20:30, completamente equipaggiati ed indossando tutti la Ghille, si partecipa, sotto una nevicata, alla cerimonia di apertura tenuta dal Sgt M. Jean Francois Villetaz responsabile dell’organizzazione il quale ha dei fuochi accesi alle spalle che creano una debole luce che si irradia intorno creando una particolare atmosfera. Tra le bandiere, c’è anche quella dell’Italia, esposta grazie alla partecipazione dei nostri due infaticabili Soci.

Finita la cerimonia i camion li trasferiscono a la Charbonierre, quota 1.654m, dove i partecipanti vengono sistemati in una vecchia stalla di alpeggio, ora utilizzata dall’Esercito per uso promiscuo. L’edificio non è un grand hotel; non è riscaldato ma è pulito e sono sotto ad un tetto e tra 4 muri.

24 Ottobre

Arriva il mattino. Temperatura interna 5,5°C. Fuori è tutto bianco con 20-30cm di neve.

La competizione è a rischio cancellazione ma poi gli organizzatori trovano delle soluzioni alternative spostando i vari punti prova su percorsi più facilmente raggiungibili e meno rischiosi.

Si inizia con la prova di tiri con l’arco e balestra.

Poi tiro con FASS, a 200m, su 5 sagome da colpire da 5 posizioni diverse. Si spara entrambi da una posizione e poi ci si sposta di corsa nella posizione successiva e così via; il tutto da completare entro 2minuti e 30 secondi.

Si prosegue alla zona tiro con armi corte.

Poi avanti fino alle prove di sopravvivenza:

  • Apertura lucchetto con un grimaldello;
  • Costruzione di una fionda con della corda e nastro adesivo e prova di utilizzo;
  • Accensione fuoco con un assorbente per attrito;
  • Costruzione trappola a 4.

Si trasferiscono, a piedi e con l’equipaggiamento, ad altra zona, tutta innevata e sotto un vento forte, per il tiro a lunga distanza che prevede:

  • Tiro, a 680m, con armi ATC (sponsor della competizione) in 308 bolt action e semi automatico. Poi stessi tiri con il FASS 90.
  • Tiro, a 785m, con il FASS, 5 colpi per tiratore utilizzando munizioni traccianti Oltre alla caduta c’è la deriva di circa 3 milliRadianti per il vento.
  • tiro con il 338LM dell’ATC che però non viene effettuato causa maltempo.

Proseguono poi con l’esercizio alpino. Imbragati, con arma lunga raggiungono la sommità di una parete di roccia da dove si calano in corda doppia per circa 25m. Una volta a terra compilano un questionario su corde e tecniche alpinistiche dovendo mostrare come si fanno 5 nodi tra i più comuni: nodo a 8, barcaiolo, mezzo barcaiolo, papillon e prussik. A rendere la cosa più difficile, un capo della corda è tenuto dall’esaminatore, per cui il nodo andava costruito con il solo capo libero.

Segue la prova di stima distanze.

Infine la prova più attuale, ovvero i droni. Una prova con un questionario ed a seguire una prova pratica di dissimulazione dall’osservazione di un drone.

Hanno 5 minuti per entrare nella foresta, trovare un rifugio e attendere 5 minuti dopo di che due droni decolleranno per la ricerca, della durata sempre di 5 minuti. Se trovati si viene penalizzati. I droni sono equipaggiato uno con camera ottica ed uno con camera termica.

I nostri utilizzano la coperta di emergenza, quella in mylar, con cui si avvolgono con il lato argento in vista in modo da riflettere la neve. Sopra la coperta stendono un parka per aumentare l’effetto mimetico a livello ottico. Si posizionano accanto ad un albero con un terreno in forte pendenza in modo da essere protetti con la schiena appoggiata al terreno che in quel punto era quasi verticale.

Trascorsi i 5 minuti ecco il ronzio del drone che li sorvola fermandosi ogni tanto. Poi arriva un altro drone. Ronzii che in guerra sarebbero il rumore di una possibile morte imminente. I 5 minuti passano, arriva un segnale di fine esercizio. Non sono stati individuati risultando una delle poche squadre a sfuggire alla ricerca

Date le condizioni meteo avverse rientrano alla Charbonierre anziché bivaccare all’addiaccio. Lì, hanno tempo di prepararsi un pasto caldo e seguire il briefing che esplicita l’attività tattica del giorno seguente. La missione è un’infiltrazione da effettuare evitando di essere individuati. Vengono indicati i luoghi da evitare, tipologia di Opposition Forces, gli orari da rispettare, di studiare con calma il percorso sulla mappa.

25 Ottobre

Sveglia è alle 3:00; sistemazione equipaggiamento e alle 4:00 si parte per il punto di infiltrazione. Arrivati al punto si alleggeriscono per non sudare troppo durante la marcia. Le strade sono da evitare per cui sarà tutto in ambiente montano. La notte ha un po’ di luna che con il bianco della neve rischiara la visibilità. Hanno modo di notare transiti di veicoli e vedere luci di torce di pattuglie OpFor che sciabolano la notte. Il terreno è innevato, scivoloso e pieno di insidie. Marciano a fatica e ogni tanto si scivola e si cade a terra. Individuano sul percorso alcuni waypoint caratteristici (pu.ri.p secondo la dizione del manuale dello SME Le pattuglie). Uno di questi è un ponte che attraversa il fiume Frigido a quota 1299m e una volta attraversato inizia il percorso a rotta di bussola fino al punto di esfiltrazione a quota 1.600m; alla roccia degli Sniper.

Nell’attraversare il ponte, visto che il fiume non era possibile guadare data la portata d’acqua, vengono intercettati da una sentinella, in mimetica, con giubbetto antiproiettile ed armato di una MG con caricatore. Ha un visore notturno monoculare ed è con quello che li ha visti. C’era poco da fare; prendono una la penalità. Attraversato il ponte, proseguono con molta circospezione su un sentiero in salita, su terreno aperto, muovendosi a sbalzi, tenendosi gli alberi su un lato come copertura. Arrivano infine al rendez-vous. Dove li accoglie il Sgt Mag. Villetaz con due bicchieri di grappa che offre in segno di benvenuto.

Sono le 7:50. Bevono la grappa che va giù senza che neanche l’abbiano sentita.

La competizione in condizioni meteo migliori sarebbe durata fino alle 15:00.

Hanno svolto prove tecniche impegnative e affrontato situazioni scomode in ambiente difficile e sono arrivati in fondo senza mai mollare, così come devono fare gli Sniper.

Con i camion vengono riportati al dormitorio dove si riconsegnano le armi e l’attrezzatura e dove possono fare una doccia calda; un gran sollievo. La mimetica e gli indumenti che hanno indossato sono umidi come la biancheria che esce dalla lavatrice dopo una centrifuga.

Breve risposo di un paio d’ore e a seguire pulizia dormitorio, accurata alla maniera svizzera militare.

Quindi in sala riunioni dove viene letta la classifica, distribuiti i premi e servito un pranzo. Grande convivialità.

Alle premiazioni ci siamo classificati quinti. Abbiamo recuperato qualcosa rispetto alla fase tecnica, probabilmente perché qualche altra squadra è stata intercettata più volte di noi.