Situazione dei pensionati statali

 

Dott.Vincenzo Ruggieri

Magg. Gen. (r) dell’Esercito

Consulente Giuridico/Amm.vo

10141 Torino, 6 settembre 2008

Via Stelvio n. 82 tel. & fax 011703821

e-mail:enzoruggieri@alice.it

 

Egregio

Sig. Ministro Maurizio  SACCONI

Palazzo Chigi

Piazza Colonna 370

 00187 ROMA

 

FEDERAZIONE NAZIONALE DEI PENSIONATI

CISL (FINPLCISL)

Via Castelfidardo n. 47

00185 ROMA

E, per conoscenza:

ALLA PRESIDENZA NAZIONALE UNUCI

Via Nomentanta 313

00162 ROMA

 

ALL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE UFFICIALI

PROVENIENTI DAL SERVIZIO ATTIVO (ANUPSA)

Via Sforza n. 5

00184 ROMA

 

Al GARANTE DEL CONTRIBUENTE

Galleria Regina Margherita n. 7

00184 ROMA

 

Signor Ministro,

quale esperto in materia del trattamento economico di attività e di quiescenza del pubblico impiego in generale e degli statati in particolare, mi propongo alla Sua autorevole attenzione, per intrattenermi sulla critica situazione dei pensionati statali che, per la terza volta in meno di un decennio, si sono visti bloccare, senza se e senza ma, addirittura le perequazioni annuali. Qualche spicciolo. Non di più. Nonché, dal 1 gennaio 2007, con una tassazione che è andata al di là di ogni pessima previsione. Ne fanno fede, ove fosse necessario, le numerose lettere di pensionati inviate ai quotidiani ed in particolar modo al Corriere della Sera. quest’ultimo è diventato un vero e proprio muro del pianto.

Ritengo a Lei nota la situazione e le promesse formulate a gran voce ai pensionati in occasione della campagna elettorale, con impegni assunti, non già con telefonate “intercettate”, ma con tanto di lettere debitamente sottoscritte. Ora che il Popolo delle Libertà che ha vinto, anzi ha stravinto le elezioni i pensionati, come si suol dire, presentano il conto. Speriamo non a prezzi di saldo.

Leggiamo che dilaga la povertà. Qualcuno, nell’intento di criticare il governo in carica, a suo tempo lamentava che molte famiglie si nutrivano di “pane e cicoria”. Eppure dobbiamo ricordare che quello stesso qualcuno disse che con l’entrata dell’€uro saremmo diventati tutti più ricchi. La situazione è sotto gli occhi di tutti. Quello slogan “pane e cicoria”, passato alla storia è stato un boomerang. Con l’operazione di facciata denominata “lotta all’evasione”, furono aumentate le tasse e bloccate le perequazioni ai pensionati, furono tagliate le pensioni alle vedove, anche se molte famiglie non arrivavano e non arrivano alla terza settimana.

Ma come si spiega che, con l’introduzione dell’€uro, la legge economica della domanda e dell’offerta non funziona?  Qualcuno deve spiegare a noi comuni mortali, il perché se i consumi calano, i prezzi salgono.

Anche se non discendo da Abramo, ho scritto al Presidente della Corte Costituzionale (con lettera che mi pregio allegare in copia) solo per far conoscere alla citata autorità che alcune sentenze non convincevano e che esprimevano, almeno in apparenza ed  in analoghe circostanze, conclusioni diverse e contraddittorie.

Alcune negavano il. riconoscimento di diritti patrimoniali per salvaguardare equilibri di bilancio. Altre, più generose, tutelavano gli interessi dei ricorrenti accantonando i prevalenti equilibri di bilancio in precedenza tutelati. L’evidenziare certe dissonanze certamente avrà infastidito il destinatario della missiva. Anche se alle Magistrature in generale ed alla Suprema Corte in particolare non manca quel linguaggio giuridico e quella dialettica con roboanti espressioni linguistiche, non sempre comprensibili dai comuni mortali, per concludere con soluzioni in apparenza inoppugnabili.

In altre occasioni ho anche scritto al Presidente della Repubblica illustrando situazioni che meritavano serie considerazioni. Ebbene. Il Capo dello Stato, pur formulando alcune riserve per l’autonomia di cui godono organi istituzionali e per le sue posizioni equidistanti, ha fatto dare sempre una risposta appropriata ed opportuna. L’ultima, in ordine di tempo, è stata quella relativa alle malattie di contatto con l’attività lavorativa connessa all’amianto (personale della Marina Militare) con risultati che non ho difficoltà a definire eccellenti e lusinghieri.

Questione di sensibilità istituzionale? Certamente. Il silenzio, colpevole o no del Presidente della Corte Costituzionale discende, e non ho difficoltà ad evidenziarlo, dalla mancanza di tempo? Scarsa sensibilità istituzionale? Può darsi. Tuttavia, allorché la Corte decide in negativo le vie di fuga o d’uscita, sono precluse. Le speranze si frantumano con le decisioni. Dopo le quali non resta che il ricorso alla Corte di Giustizia Europea. 

E’ noto che gli equilibri di bilancio non fanno parte della Carta Costituzionale. E’ una vera e propria invenzione a cui la Corte fa ricorso allorché deve far tacere la voce dei pensionati. Come a dire: caro ricorrente hai ragione ma in cassa, per te pensionato,  non c’è una lira e non posso accogliere il tuo ricorso. Per salvare l’Italia dalla catastrofe bisogna che i pensionati tacciano. Sentenze politiche.

In tal modo si calpesta la certezza del diritto. E non ho difficoltà a ritenere che la sentenza n. 74/2008 rappresenta un vulnus nella storia del nostro diritto. Una sentenza dove si legge che il giudice unico rimettente avrebbe ipotizzato che il legislatore, con la disposizione censurata, avrebbe  oltrepassato i limiti di ragionevolezza, anche in considerazione che con una legge sarebbero state vanificate sentenze passate in giudicato. Ciò significa che la favorevole sentenza di un ricorrente, dopo aver sostenuto notevoli spese di giudizio e di patrocinio diventa carta straccia. Senza neppure offrire una opportuna sanatoria per il passato. Ma tant’è

Concludere una sentenza significando che “anche una pensione legittimamente concessa può subire delle riduzioni per salvaguardare equilibri di bilancio” non ha precedenti nella storia del diritto. La sentenza si riferisce, addirittura, a pensioni di reversibilità. Alle vedove. L’anello più debole della catena sociale. La sentenza racchiude un cinico principio ed una condanna che fa perdere serenità e fa vivere nell’angoscia.

Roba da brividi quando si sa che le pensioni dei magistrati sono perequate, senza se e senza ma, al costo reale della vita.

Le ricordo ancora, Sig. Ministro,  che gli statali hanno già dato. Infatti il Governo Berlusconi con l’ultima finanziaria, prima dell’avvento del Governo Prodi, soppresse agli - INVALIDI PER SERVIZIO - il rimborso delle spese di soggiorno in occasione delle cure fangoterapiche ed inalatorie. Un pugno nello stomaco che concorse certamente alla perdita delle successive elezioni.

Cosa si potrebbe proporre per salvaguardare da una parte gli equilibri di bilancio e dall’altra la certezza del diritto?

Fare come già in passato è stato fatto. E precisamente nel 1957 la Pubblica Amministrazione pagò arretrati con buoni di credito altrimenti detti Buoni del Tesoro a scadenza variabile. Sarebbero dei “pagherò” garantiti dallo Stato.

In alternativa riconoscendo, di pari importo, detrazioni fiscali e/o promuovere un provvedimento di legge che preveda la detassazione o la tassazione separata della tredicesima mensilità.

Non posso in questa sede non raccogliere una domanda riportata sul Corsera del 27 agosto 2007: Pensioni: reddito o vitalizio? Bella domanda che pone un problema: un problema di natura fiscale.

Infatti, essendo chi scrive un esperto, non poteva non fare mente locale su un tale punto di domanda. Anche in considerazione che l’autore del dubbio è stato, non un dilettante, ma un tecnico della previdenza..

Il citato personaggio, noto economista, si espresso con una frase del seguente tenore:

“Fiscalmente le entrate dei pensionati - che non sono più redditi da lavoro ma veri e propri vitalizi - dovrebbero essere tassati come proventi da capitale (al max al 20%)”.
Magari. A pensarci bene, non ha torto. Infatti la pensione altro non è che un rendita di capitale. Di quel capitale formatosi mensilmente con la ritenuta mensile che un tempo per gli statali si chiamava “Conto Tesoro” in quanto, prima del 2001, il trattamento economico di quiescenza veniva erogato da tale Ministero.

Se poi andiamo a fare i conti delle entrate, come le ha fatto il Sole 24 Ore del 29 marzo 2008, le entrate dell’IRPEF dei soli pensionati INPS ammontano a 21 miliardi di €uro. Se ci aggiungiamo quelle dell’INPDAP e di altre gestioni previdenziali la cifra quasi raddoppia.

Peraltro, occorre anche proporre una altra considerazione.

Se la pensione è uno “stipendio differito”, come ha spesso scritto la Corte Costituzionale, va da sé che deve essere adeguato al costo della vita come le retribuzioni di attività e come le pensioni dei Magistrati che, per intercessione di un santo a me non noto, godono di tale privilegio. Se invece, è rendita di capitale e quindi vitalizio, come ha sostenuto il tecnico della previdenza, deve essere tassata come tale al max al 20%.

Resta da svelare il “mistero”, perché di “mistero” si tratta del perchè il meccanismo di "adeguamento automatico"  di cui  alla  legge  19 febbraio   1981,   n.  27 (e successive modificazioni),  il  cui  carattere   di   guarentigia dell'assetto  costituzionale della Magistratura  è  espressamente riconosciuta   dalla   sentenza n. 238/1990 della Corte Costituzionale non è invece applicabile agli altri dipendenti statali.

 

A me non resta che augurare a tutti i pensionati Giustizia. Non “più giustizia”. Solo Giustizia. Punto e basta. Chiedo troppo Sig. Ministro?

Spero, Signor Ministro che mi vorrà onorare di una Sua risposta.

E con questa speranza gradisca i miei distinti saluti.

Gen. Vincenzo Ruggieri